Buon Pomeriggio lettori,

oggi per voi “la recensione più sofferta di sempre”, come l’ha definita @_just.bookss_ . Impossibile darle torto, la trama sembra promettere tantissime cose che purtroppo nel libro sono assenti.

Lascio giudicare voi, se lo avete letto e volete dire la vostra potete commentare questo articolo, sia io che Anny saremo felici di rispondere.

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LA GEISHA E IL SUONATORE DI BANJO

TRAMA

In una delle più eleganti case da tè di Kyoto, vive O-Miya, una giovane  geisha che sogna di evadere dai confini ristretti del suo mondo. Fin da bambina le è stato insegnato come parlare, vestirsi, truccarsi, ed è la sua padrona a scegliere per lei amanti e protettori. Ma grazie a un misterioso shamisen, la cui musica ha il potere di commuovere chiunque la ascolti, la fama di O-Miya arriva all’imperatore, che le chiederà di unirsi alla delegazione in partenza per l’esposizione universale di Parigi. Il gruppo di geishe risveglia la curiosità generale, ma è impossibile sfuggire alla sorveglianza del capitano Yoshikawa che le accompagna. Finché l’improvviso crollo de un’installazione crea il panico, e O-Miya si ritrova fra le braccia di Tommy, un giovane suonatore di banjo americano…

RECENSIONE

Ciao ragazzi, sono Anny e anche oggi sono tornata per una recensione! Volevo innanzitutto ringraziare Stefania per avermi dato l’occasione di avermi fatto leggere questo libro, come si suol dire: più libri sono e meglio è!

Ma partiamo subito dalla recensione che ahimè questa volta è molto sofferta. Dalla trama il libro si preannunciava un capolavoro, o almeno per quanto riguarda i miei gusti: approfondimenti sulla vita delle geishe (di cui sono molto incuriosita), parte della storia ambientata a Parigi e la narrazione a cavallo di due secoli (il 1800 e il 1900) forse due dei periodi storici che amo di più.

Dalle prime pagine però mi è subito sembrato un grandissimo no: svolgendosi gran parte della narrazione in Giappone, i protagonisti hanno ovviamente nomi giapponesi, che per noi europei sembrano molto complicati. L’autore ha ben pensato di passarci sopra inserendo in poche righe decine di nomi strani che per giunta si somigliavano fra loro. Dopo il primo capitolo, la nostra protagonista incontra nuovamente alcune di queste persone, che alla fin fine sembrano difficili da identificare dato che ci sono almeno altri tre personaggi con nomi simili.

Un altro punto a sfavore è sicuramente la presenza di tanti punti di vista. Praticamente ogni persona avrà modo di raccontare la storia dal suo punto di vista, anche persone che poi incontreranno O-Miya solo per cinque minuti, altri che non la incontreranno mai.Senza titolo

Quindi da pagina 10 in cui ci troviamo nella città natale della protagonista, poi ci troviamo a Tokyo, poi a Kyoto, poi a Parigi, poi in America, però in tre stati diversi. Ad un certo punto mi è sembrato di avere in testa una grande matassa di filo che non sarei mai riuscita a districare.

Verso la metà del libro mi sembrava che la storia stesse ingranando e invece no! Non so come sia possibile, ma la scarsa capacità dello scrittore di usare le descrizioni più approfondite nei momenti in cui ne abbiamo bisogno, e non nei momenti in cui un soldato si beve una birra da solo al bar, non mi hanno fatto godere dei pochi attimi in cui la storia stava per diventare eccezionale.

Facciamo un esempio: questo libro da un accenno di essere una storia d’amore, ma dopo un capitolo non se ne parla più, da un accenno di essere un racconto scientifico, ma a parte alcuni brevi paragrafi non se ne parla minimamente, da un accenno di essere il racconto dell’esposizione universale svoltasi a Parigi, ma le scarse descrizioni dei luoghi e delle sensazioni non mi hanno resa partecipe del clima di festa che sembrava rallegrare i protagonisti.

Le uniche cose che ho davvero apprezzato alla fin fine sono state le ambientazioni e la descrizione degli abiti, che, almeno in questo caso, mi hanno davvero fatto sentir parte della vita orientale del Giappone, anche solo per un po’.

Mi duole dirlo, ma questa per me è stata la dimostrazione che non tutto è oro di quel che luccica.

ESTRATTO

“Tommy accordò il banjo e cominciò. L’uomo al balcone con la sigaretta in bocca rimaneva insensibile alla sua musica. E così anche gli altri. Invece di osservare i clienti per sapere se lo stavano ascoltando, Tommy chiuse gli occhi. S’immaginò davanti alla sua capanna, a Mount Airy, nella calma della foresta. Le sue dita si sciolsero, la musica si fece più fluida e le note presero a saltellare. Come chiusura scelse Il Sogno di Lunsford: sentiva il calore del fuoco acceso nella radura intorno al monte Pilot, sorrideva al ricordo del suo amico.Nel pub le discussioni, le risate, il vociare coprivano la sua musica. Non suonava per gli altri, ma per se stesso.”

 

VOTO: 2,75 Stelline su 5

Articolo scritto da Anny Colonna per @la_biblioteca_di_Stefania

 

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