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UNA RAGAZZA INGLESE

 

TRAMA

È un tardo pomeriggio di giugno quando Jane raggiunge il cancello della villa dove passerà l’estate. Per lei, diplomata a pieni voti in Inghilterra, lavorare come ragazza alla pari per una ricca famiglia romana è un modo per mettere da parte qualche soldo, ma soprattutto il primo passo verso un futuro che intende scegliere da sola. Gli zii, unici parenti rimasti, la vorrebbero indirizzare a studi di economia, un percorso sensato che garantisce un solido avvenire. Ma lei non può dimenticare che i suoi genitori hanno seguito la loro passione a costo della vita, e la passione di Jane è il disegno, non i numeri. A nemmeno vent’anni, ha imparato a dar retta più al cuore che alla ragione. Il cuore, fin dal loro primo rocambolesco incontro, la spinge verso il suo datore di lavoro, Edoardo Rocca, un uomo d’affari dal fascino misterioso, zio del bambino di cui lei si deve occupare. È bello, sicuro di sé, sfuggente. Jane ne è intimorita, ma al tempo stesso attratta. Lui appartiene a un altro mondo, lo sa bene, eppure sente un’affinità che nessuna logica può spiegare. Basta una notte insonne perché si accenda una passione che sfida il buonsenso e la convenienza, non solo per la differenza di età, ma anche perché c’è qualcosa che Edoardo nasconde, segreti ed errori che stanno per travolgerlo. E, quando questo accadrà, per Jane sarà troppo tardi per mettersi in salvo.

RECENSIONE

Un romanzo che, come spiega Beatrice in una sua intervista, vuole essere una sorta di omaggio al capolavoro ottocentesco “Jane Eyre” di Charlotte Brontë. Lettura che purtroppo mi manca, ma, conoscendo la fama e la bravura della Brontë, ho deciso comunque di buttarmi in questa rivisitazione (che traspone, ai giorni nostri e in una città italiana, Roma, la trama e le ambientazioni della Jane originale della scrittrice inglese), pur sapendo che non avrei potuto ovviamente fare un paragone tra i due romanzi.

Premessa fatta, veniamo a noi; “Una ragazza inglese” si è rivelata una lettura difficile da catalogare: non mi ha entusiasmata, ma non mi è nemmeno dispiaciuta, ci sono stati parti un po’ ripetitive e lunghe, ma non noiose da leggere; insomma, un grande paradosso!

Brevemente, la trama è la seguente: una ragazza inglese, rimasta orfana e accudita dai suoi zii italiani, inizia a lavorare a Roma come ragazza alla pari nella villa di Edoardo Rocca, un attraente e misterioso uomo d’affari che la strega totalmente. Complice una notte insonne, tra i due scocca un’inspiegabile scintilla; una relazione molto intensa nella quale Jane si butterà a capofitto, relazione però molto breve, a causa dell’enorme segreto celato da Edoardo. Jane sarà quindi costretta a scappare, con il suo cuore innamorato colmo di dolore.

Fino a metà volume, il libro si è rivelato interessante e scorrevole; proseguendo, il ritmo della narrazione si è, secondo me, un po’ rallentato. Ma nonostante ci siano stati parti un po’ ripetitive, che tendenzialmente stufano, non so spiegarmi come, con questo romanzo il sentimento di noia non è giunto, né la velocità di lettura è diminuita! Insomma, più lento e più “noioso” il libro diventava, più avevo voglia di leggerlo! 51o+VRBPuVL._SX323_BO1,204,203,200_

Mi sarebbe inoltre piaciuto vedere approfondito il rapporto tra Jane e Nick, il bimbo di cui lei si occupa, e le relazioni tra Edoardo e la sorella Marina e tra Edoardo e l’ex moglie Roberta. Legami fondamentali, mi pare, che vengono tralasciati, preferendo ripetizioni di concetti o “allungamenti di brodo” vari, che regalano al volume 288 pagine.

Nonostante queste considerazioni, “Una ragazza inglese” non è affatto un romanzo da buttare via!

I salti temporali sono azzeccati, inglobano in poche (o molte, a seconda nel capitolo) pagine il succedersi delle vicende che hanno luogo sia prima che dopo l’arrivo di Jane nella villa; la scrittura dell’autrice è scorrevole e corretta e, come detto prima, volente o nolente, nonostante passaggi dal ritmo più lento, il lettore è invogliato ad arrivare a fine pagina, curioso di scoprire come si evolveranno le situazioni. Un appunto – a prescindere dall’orientamento politico di ognuno – i riferimenti a Berlusconi (anche se davvero pochi) mi hanno leggermente infastidita. Trovo che abbiano nulla a che fare con la narrazione.

 

Per concludere, “Una ragazza inglese” è stata una lettura tranquilla che ho trovato perfetta per il periodo estivo, senza troppe pretese e di compagnia.

Il mio voto finale è ⭐⭐⭐,5/5.

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Articolo scritto da Federica Franca per @la_biblioteca_di_Stefania

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