Buonpomeriggio,

nuovissima recensione per voi scritta dalla nostra cara Anny !

IL GIOCO DEL MAI

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TRAMA

Senza titoloColter Shaw non è un poliziotto né un militare. È un tracker, un localizzatore, uno che per vivere cerca persone scomparse, a bordo di un furgone, da una parte all’altra degli States. Allenato dal padre fin da bambino a contare solo su se stesso quando lì fuori si mette male, Shaw è un vero talento nel seguire gli indizi, anche i più indecifrabili. Sa come sopravvivere in ogni situazione, anche la più estrema, perché sa quali regole rispettare e quali comportamenti non assumere. Mai. Oggi il nuovo ingaggio lo porta in California: è sparita una studentessa universitaria. Colter si mette sulle tracce del rapitore e dei suoi inquietanti messaggi che si rifanno a quelli di un popolare videogioco. Fuggi, se puoi è il primo. Ma sul sentiero di caccia cade più di una vittima e Colter viene risucchiato nel cuore nero della Silicon Valley, che non è solo ricchezza, potere, modernità scintillante. È anche un tritacarne, un ingranaggio programmato per sbriciolare chi non sa tenere il passo. È solo qui che qualcuno potrebbe concepire il gioco sadico e mortale in cui le vittime vengono lasciate in un luogo isolato, con cinque oggetti per salvarsi. Un rebus che, se non viene risolto, porta con sé l’ultimo messaggio dell’Uomo che Sussurra: Muori con dignità.

 

RECENSIONE

Leggere questo libro è stata un’esperienza dolce amara. Ero partita già dalla prima pagina credendo che questa sarebbe stata una lettura pesante, e così è stato. Il libro (almeno in eBook) si presentava con la bellezza di più di 800 pagine, al che si sa: o ti capita il capolavoro stile “La verità sul caso Harry Quebert” oppure ti capita il fiasco totale.

Questo libro quindi in quale categoria lo classificherei? Sinceramente sono in un limbo che mi classifica esattamente nel mezzo: ci sono pregi, ma altrettanti difetti che mi rendono questo libro in qualche modo “indifferente”.

Cominciamo dalle cose che mi sono piaciute. Una delle caratteristiche che più mi ha incuriosita è la presenza di mappe. Ogni volta che il nostro protagonista si trovava in situazioni in cui l’azione era particolarmente veloce o in casi in cui capire l’unica zio e di un certo personaggio era essenziale, l’autore ci presenta delle mini mappe, scritte in un modo semplificato, proprio come se Shaw avesse scritto a penna su quelle pagine per farti capire meglio dove sta andando. Il fatto che appunto le mappe fossero più di una e non posizionate in prima pagina, ma anzi erano inglobate nella storia nei momenti più opportuni mi ha fatto apprezzare questo libro in una maniera diversa.

Altre due cose che mi sono piaciute sono state la personalità forte di LaDonna Standish e la scrupolosità di Shaw.

Standish è stato un personaggio forte, coraggioso e abile. Questa donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, ma che comunque accetta i consigli quando è in difficoltà, mi ha riscaldato il cuore e mi ha reso orgogliosa di essere donna. Vediamo in lei una dose secondo me giusta di femminismo, e nonostante la cosa sia un po’ racconta fra le righe, ho amato il suo modo di distinguersi tra gli altri, in un mondo come quello della polizia dove gli uomini di solito prevalgono.

Per quanto riguarda la scrupolosità di Shaw invece, credo sia proprio la sua maniera di analizzare tutto con criterio che ha reso questo libro interessante. Il protagonista infatti riesce a riflettere su dei dettagli a cui difficilmente il lettore sarebbe arrivato. Ha un modo di pensare originale, ma che allo stesso tempo risulta quasi arcaico, come l’istinto di sopravvivenza animale, o qualcuno che è appunto abituato a vivere in mezzo alla natura, dove bisogna sempre lottare per rimanere vivo.

Le cose che però non mi sono piaciute hanno fatto abbassare di molto il buon voto che grazie alle caratteristiche sopraelencate il libro aveva guadagnato.

Prima di tutto, la lunghezza del libro. Come ho anticipato prima, un libro (soprattutto un thriller) se vuole essere così lungo, deve anche esser scritto bene. Qui invece ho trovato una dose di pesantezza che mi ha reso la lettura molto lunga. Ho impiegato infatti due mesi per terminare la lettura, e mi sono anche data una mossa!

Un’altra cosa che ha reso la lettura meno piacevole è stata la presenza assurda di dettagli. Rendiamoci conto, la vicenda raccontata in 800 pagine si svolge in meno di una settimana…

I dettagli erano TROPPI, a volte superflui, a volte no, ma comunque assolutamente infiniti e molte volte mi innervosivo per quanto l’autore si dilungasse in faccende futili o di poco conto.

L’ultima cosa, che è quella che più ho odiato è il fatto che l’autore mandasse il lettore dietro una pista (che lo stesso Shaw seguiva con i suoi pensieri e le sue azione) per poi alla fine cambiare idea grazie a qualche “illuminazione” istantanea che avveniva nella testa del detective, ma che a quanto pare era sempre stato nella sua mente, semplicemente stava aspettando di agire.

Questo modo di scrivere mi è più sembrata una motivazione per non sviluppare i concetti che la trama voleva mostrare, in quanto molto complessi. La cosa mi ha abbastanza innervosito, portandomi ad odiare questi momenti, sperando in qualcosa di meglio che prontamente non arrivava.

In breve: dovreste leggere questo libro? Sinceramente non lo so, ma se qualcuno mi chiedesse di rileggerlo, la mia risposta sarebbe “assolutamente no!”

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Articolo scritto da Anny Colonna per @la_biblioteca_di_Stefania

 

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