Buongiorno e buon 4 maggio,

oggi dovrebbe essere la giornata della semi libertà! Io continuerò a rimanere a casa, questa fase 2 non mi convince poi tanto. Nel frattempo vi consiglio di leggere la recensione di NURAH, scritta dalla nostra amata collaboratrice Federica.

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NURAH

IL GIOCO DELLE TORRI DI LUCE

TRAMA

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I venti regni dell’isola di Shardan da secoli, per evitare le guerre, si contendono il potere attraverso il Gioco delle Nurah, le Torri di Luce: ogni anno le loro squadre si sfidano per conquistare le imponenti
fortezze di pietra dalla forma conica.
Ma ambizioni insaziabili, tensioni etniche e alleanze rischiose non sono scomparse: la giovane Ilian, per salvare il suo amore, Gunnar, e gli equilibri di Shardan, deve affrontare gli inganni, le trappole mortali e i compromessi che si annidano nei meandri delle Nurah, in quello che ormai non è più solo un gioco.

 

 

RECENSIONE

In un antico mondo dominato da quattro Dei, gli umani che popolavano l’Isola innalzarono numerosi templi a loro dedicati; uno di questi, il tempio di Shardan, «custodiva il Sole e la luce e aveva la forma a cono della Montagna del Fuoco, il Vulcano, situato proprio al centro dell’Isola, nella cui bocca ardeva la fiamma sacra». Proprio Shardan, all’inizio dei Tempi, fece dono agli umani del fuoco, che, incandescente e zampillante, fuoriusciva dalla bocca della Montagna. Come segno di gratitudine, gli umani diedero all’Isola il nome di quel Dio gentile e fondarono attorno al Vulcano venti regni: al centro di ogni regno fondarono una città e al centro di ogni città costruirono un tempio per onorare il Dio, chiamato Nurah, Torre di luce.

Tempi di pace e prosperità regnarono sovrani, ma si sa, il potere e l’ambizione accecano, e così molti Regni cominciarono a conquistare quelli vicini. E pace e prosperità vennero sostituite da lunghissime guerre, il sangue venne versato e la collera di Shardan scatenata: la grande Montagna esplose, distruggendo gran parte dell’Isola.

Solo pochi superstiti riuscirono a scappare e a rifugiarsi su un’altra Isola, dove si stabilirono e dove ricostruirono i venti Regni perduti. Per timore di Shardan, ogni guerra fu bandita: al loro posto, venne creato il Gioco delle Nurah, le Torri di Luce, regolatore dei rapporti di tutti i Regni e dei quattro popoli in cui essi si distribuivano.

Ed è durante il cinquantaduesimo ciclo del Cavallo, presso l’insignificante Nurah di Telzith, a poco più di tre chilometri in linea d’aria alla Nurah di Kehra, che la vicenda ha inizio.

 

Uno dei quattro Regni, il piccolo Kehra, era la terra dei Galill, popolazione la cui vittoria si limitava a due sole Nurah, tra l’altro perse trent’anni prima. È proprio qui che si allena incessantemente Ilian, arciera dai capelli color fuoco, che, al contrario di suo padre, ama profondamente il Gioco. Ciò che muove le sue intenzioni, però, non sono la l’ambizione o la voglia di vincere, bensì il desiderio di poter essere ingaggiata nella prestigiosa Scuola di Bahr Amon per poter star vicino a Gunnar, il suo amore proibito, costretto dai genitori a diventare tributo per la Scuola, come punizione per essersi innamorato della rossa arciera.

Ma Ilian è determinata, caparbia e innamorata, e deciderà di seguire il suo cuore, a discapito di tutte le regole.

 

Nulla è come sembra, in questo libro. Perché gli uomini sono avidi, corrotti, immorali. Perché sono spietati, plagiati, disposti ad ogni cosa pur di raggiungere il loro obiettivo. Perché c’è un gioco dentro al Gioco, sporco e fasullo, di cui non tutti sono a conoscenza, ma di cui tutti sono pedine. E allora servono abitanti onesti e coraggiosi, in grado di aiutare il Campione a spazzar via quella porzione immonda di persone convinta di poter far ballare gli altri a proprio piacimento, muovendo i fili come se si trattasse di burattini.

Amici che altro non sono che nemici, nemici che si rivelano essere amici; appena il lettore pensa di aver colto parte di verità, questa guizza via, andandosi a nascondere dietro menzogne vestite di purezza.

 

Di questa lettura mi è piaciuta moltissimo Ilian, la protagonista: sempre se stessa, intaccabile e intaccata dal luridume delle bugie, fedele alle sue convinzioni e alla giustizia, nonostante tutto e tutti, e disposta a sacrificare ciò di più caro pur di non far sprofondare il suo mondo nell’oscurità.

Sono rimasta colpita dall’incredibile mondo creato in parte dall’autore, da questa antica società e dalle sue affascinanti credenze.

Ho gradito molto lo stile dell’autore, a tratti quasi favolistico, descrittivo al punto giusto ed essenziale.

Ho apprezzato anche il desiderio di Marco Oggianu di far scoprire ai suoi lettori una porzione di storia della Sardegna, perché le Nurah esistono davvero: sono i Nuraghi, costruzioni in pietra generalmente a forma conica, patrimonio con tremila anni di età decisamente sottovalutato.

 

Sono solo un paio gli aspetti un po’ meno positivi: il primo è il fatto che io abbia avuto una leggera difficoltà nell’entrare all’interno del Gioco, a comprendere i suoi regolamenti e le posizioni occupate dai vari regni e dalle varie persone a seguito della loro vittoria o sconfitta. Il secondo punto riguarda i dialoghi, in cui punti o punti e virgola sono stati praticamente sempre sostituiti dalla semplice virgola: proprio a causa di questo, mi sono trovata spessissimo a leggere le conversazioni in modo molto rapido, senza le dovute pause e con l’acqua alla gola, pregando e sperando di trovare conforto in un segno di interpunzione differente, che rallentasse la narrazione, ma che raramente è arrivato.

 

Nel complesso, una lettura molto interessante e piacevole, alla quale assegno 4 – (quattro meno) stelle.

 

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito la copia

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Articolo scritto da Federica Franca per @la_biblioteca_di_Stefania

 

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