Carissimi Lettori, torna a farci compagnia con le sue recensioni la nostra amata Federica!

So quanto amate le sue recensioni e le sue letture, quindi oggi vi pubblico la sua opinione su “Prigioni di Carta” di Riccardo Bonomo. Libro pubblicato dalla Casa Editrice Bookabook e che apprezzate particolarmente.

Come sempre vi lascio il banner Amazon, cliccando nell’apposito pulsante “Anteprima gratuita”, potete leggere gratuitamente un estratto di “Prigioni di Carta”

PRIGIONI DI CARTA

TRAMA
Lui è un uomo senza più nome, senza un passato, spogliato della sua identità. Si è risvegliato nel buio di una cella, senza saperne il motivo, ricordando poco o nulla. Non è solo, ma i suoi compagni sono anime perse, distanti, ognuno rinchiuso in se stesso. La prigione è un labirinto contorto, un riflesso della sua coscienza,fatta da incubi e ricordi sbiaditi. Eppure è qui, tra i cunicoli bui, che lui deve mettersi alla prova, alla ricerca di una profonda e sconcertante verità.


RECENSIONE
Un romanzo molto particolare quello scritto da Riccardo Maria Bonomo: con le prime pagine si ha l’impressione di venir catapultati in una realtà distopica, tetra, cupa, spaventosa, claustrofobica; il proseguire della lettura sembra invece traslarci all’interno di un minaccioso e opprimente universo fantasy; solo alla fine del romanzo il lettore si renderà davvero conto di non aver compiuto né un viaggio magico né un’esperienza distopica, ma di aver esplorato una coscienza.

Una coscienza che potrebbe essere tanto quella del protagonista, quanto quella di ogni essere umano.
Una prigione, celle buie, cunicoli stretti, pareti soffocanti, uno spazio indefinito e labirintico, come solo la mente può essere. Una mente che intrappola, una piccola scatola in cui il protagonista si risveglia, privo di ricordi, di memorie, privo del suo nome.

Un protagonista che è tormentato dal senso di colpa, dagli “Altri”, da mostri che incombono su di lui e sugli altri prigionieri, tutti nelle stesse condizioni: smunti, impauriti, soli.
Una prigionia che viene saltuariamente interrotta da una boccata di aria fresca, da uno spiraglio di luce, un bagliore, un’epifania, che colpiscono il protagonista come un’epifania: l’immagine di una splendida donna dai capelli rossi invade i suoi occhi, rapida, celere, inafferrabile e sfuggente come un alito di vento. C’è qualcosa che lega i due, forse un sentimento, un’esperienza di vita condivisa in un tempo ormai lontano e passato. E il prigioniero cerca, cerca con tutte le sue forze di ricordare, di ribellarsi, di riappropriarsi di ciò
che gli è stato rubato, ma come può un uomo solo, fragile e dimentico creare una crepa tra le mura della lugubre oscurità che lo circonda?

Quello di Bonomo è un romanzo con una volontà di fondo tanto delicata quanto ingegnosa. Allegorie, simbolismi, epifanie prendono per mano il lettore e lo accompagnano alle porte della psiche umana, misteriosa e intangibile, che racchiude paure, timori e sentimenti universali tipici della specie umana.
Una storia che invita il lettore ad entrare in contatto con l’animo umano, che gli permetterà di riconoscersi e identificarsi con le angosce che affliggono il protagonista, in un lungo cammino che insegnerà ad essere (o a tornare ad essere) un essere umano.

Un romanzo sorprendente, completamente differente da quel che mi aspettavo, ma altrettanto
soddisfacente. I tanti e brevissimi capitoli, poi, mantengono elevato il ritmo di lettura, che impedisce al lettore di annoiarsi e di inciampare in punti morti.
Un esordio veramente convincente, soprattutto per le tematiche trattate e l’espediente con cui l’autore accompagna il suo lettore all’interno di questo viaggio metafisico, anche se, però, secondo il mio gusto personale, ho trovato la scrittura di Riccardo Maria Bonomo ancora un po’ acerba, e questo aspetto ha inficiato il mio giudizio finale.

Non ho particolarmente apprezzato il modo in cui sono stati introdotti alcuni dialoghi, né i dialoghi stessi, né la maniera in cui l’autore ha rappresentato alcune emozioni; ho avuto
l’impressione che Riccardo Maria non abbia fatto affidamento sulla sua voce, sulla sua interiorità e sulla sua penna per descrivere e trasmettere al lettore determinate sensazioni, emozioni e descrizioni, quasi fosse timoroso di compiere un passo falso, ricorrendo quindi a frasi fatte o a una narrazione che si è spesso rivelata essere quasi banale.

Solo nel capitolo finale mi è sembrato che l’autore si spogliasse delle sue paure, compiendo un enorme salto di qualità e permettendo alle ultime pagine di emozionarmi e toccarmi il cuore.
Ad ogni modo, mi sento di consigliare “Prigioni di carta”, in particolar modo a tutti coloro che abbiano voglia di perdersi e di ritrovarsi, di intraprendere un cammino all’interno di se stessi, di partire con in spalla uno zaino vuoto e di raggiungere la propria meta con un bagaglio colmato da nuove emozioni, nuove esperienze e nuovi punti di vista.

Voto finale: 3,75 su 5


Ringrazio la casa editrice per avermi fornito la copia del romanzo.

Classificazione: 3.5 su 5.

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