Cari Lettori,

per augurarvi buona domenica questa mattina ho pensato a scrivervi con il cuore in mano per dirvi che odio i social, ma li ringrazio! Questo articolo non è la mia solita recensione, è un editoriale. Un editoriale scritto da una non giornalista come me. Vi voglio scrivere e parlare di una riflessione che ha accompagnato la mia mattinata.

Da tempo dico che odio i social, ma li ringrazio perché con loro in un certo senso ci lavoro. Un lavoro abbastanza misero (non guadagno come Chiara Ferragni, non guadagno nemmeno come l’ultima corteggiatrice di turno a Uomini e Donne). In poche parole, o forse in tante, io non sono praticamente nessuno online. Sono tutto e allo stesso tempo niente, sono una persona che ama la lettura e che ha voluto aprire questo canale per diffondere la mia passione; con il tempo sempre più case editrici hanno richiesto recensioni che ho fatto con piacere e sempre sinceramente. Ho accettato tanti libri e ne ho rifiutati tanti altri, ho parlato benissimo di autori e poco bene di altri. Ho criticato dei libri, classici o contemporanei, fantasy o romance, li ho analizzati e ho parlato con voi di tutto quello che non ho apprezzato.

Ho mosso critiche sui social, Sì. Ho mosso critiche costruttive sui social, Sì. Ho osannato autori, Sì. Ho preso parte a polemiche, Sì. Ho diffuso conoscenza, sapere, opere, letteratura, musica, bellezza e arte, Sì.

Ho diffuso odio, MAI. Ho insultato commentando un post, MAI. Ho criticato con il solo piacere di distruggere e di dare dolore, MAI.

Odio sui social, non lo comprendo. Non l’ho mai esercitato perché l’odio non mi appartiene, perché non mi sembra giusto attaccare una persona, perché non conosco realmente chi ho dietro la tastiera, perché non conosco la fragilità dell’altro, perché non sono nessuno per limitare, criticare o giudicare il percorso altrui. Io non sono nessuno per restringere la libertà di fare un po’ come vi pare.

Vi chiederete perché di questo articolo, vi rassicuro: nessuno mi ha criticato direttamente.

Ma perché se ci pensate bene: vi siete mai ritrovati al parco, in una piazza o alle poste e una persona a caso solo per avervi visto in quel contesto e in quel momento specifico vi inizia a dire “ma come ti vesti?”, “fai schifo”, “tua madre poteva fare a meno di partorirti”, “hai le orecchie a sventola”, “sei orrenda con quelle labbra”, “sei di plastica”, “sei tutta rifatta”, “cambi uomini come cambi le mutande”, “fai figli con il primo che capita”, “muori”, “fossi in tua madre ti annegherei”. Vi è mai capitato? Vi rispondo io: NO. Può essere capitato a scuola? Sì, spesso. Sappiamo benissimo che la scuola è la prima arena nella quale si scatena il bullismo, abbiamo sempre additato il ragazzino di essere un bullo. I ragazzi sono quelli che giudicano, che odiano. Ma non sono altro che lo specchio dei genitori, vi chiederete come faccio ad affermare questo. Lo affermo e lo confermo. Posso fare questo solo grazie ai social che ogni giorno mi mostrano i commenti e i post dei famosi genitori dei bulli. Per questo anche se li odio, li ringrazio; grazie Facebook per avermi mostrato la vera faccia della signora che non fa altro che additarmi perché la domenica non vado a Messa.

Sui social si dice che ci stiano i ragazzi, quei ragazzi svogliati che non hanno più voglia di lavorare, studiare, migliorarsi. Se vi fate un giro su Facebook la maggior parte dei commenti è fatta da adulti dai 40 anni in su, gli stessi adulti che decantano giovinezza e apertura mentale, che mostrano famigliole perfette e post rigorosamente cattolici. Gente che frequenta la chiesa, che partecipa e che vive la società. Gente che mi fa dire ODIO I SOCIAL, perché sono sempre lì pronti ad insultare e criticare, ci vanno giù molto pesante e spesso mi sento a disagio solamente a leggere quello che scrivono.

Nel 2021 un ragazzo/ragazza non è veramente libero di esprimere se stesso, di mettere un eye liner, una gonna o semplicemente fare un po’ come gli pare. Nonostante la nostra generazione resista a questi attacchi, mi ritrovo sempre più spesso a leggere commenti come “OSCENO”, “dove andremo a finire con questi pagliacci”, “Una volta si viveva meglio, i ragazzi erano ragazzi”, “non ci sono più gli uomini di una volta” . E su quest’ultima affermazione mi soffermerei e direi MENOMALE, grazie a Dio non ci sono più, o per lo meno ci sono ma in una percentuale minore, quegli uomini padroni che non si sanno nemmeno sparecchiare una tavola, i principini da servire e riverire, da quasi venerare.

Cari adulti, o meglio oggi vi chiamano Boomer, io odio i social perché voi li rendere un Colosseo di insulti, nella quale vi scontrate come Gladiatori usando l’arma più potente che possa esistere: LA PAROLA.

Una parola è affilata e può colpirti e ucciderti peggio di una lama; una parola può guarire e allo stesso tempo può infliggerti sofferenza. Una parola può portanti nel baratro, può distruggerti, può limitarti. Per questo amo le parole e ne ho cura, le scelgo molto bene prima di pubblicarle, faccio attenzione alla mia creatività e alla mia voglia di far uscire tutto ciò che ho dentro tramite queste righe.

Vorrei che la gente capisse che i social sono un grande prodotto che ci permette di stare insieme, confrontarci e conoscere sempre cose nuove. I social non sono un contenitore dove scaricare tutto il vostro odio.

Io odio i social, ma li ringrazio… mi fanno capire quali persone meritano di essere frequentate e quali indossano semplicemente la maschera della perfezione per poi toglierla e diventare iene online.

Grazie e Buona Domenica,

STEFANIA MIDURI

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