Cari Lettori,

Torna Federica e le sue meravigliose recensioni, questa volta vi parlerà di “Diastema” di Marilena Votta.

Un libro che ha affascinato Federica, ma che allo stesso tempo le ha fatto storcere il naso, ma non vi svelo nient’altro, vi consiglio di leggere questa recensione e come sempre di farvi un’idea vostra del libro.

Vi lascio anche il banner per leggere una piccola anteprima gratuita!

DIASTEMA

TRAMA
Il diastema è lo spazio tenero e disarticolato tra i due denti incisivi. Permette di guardare all’interno di un
volto, di un sorriso sghembo, seduce e spaventa come un segreto. È una donna che soffre di insonnia:
riesce a dormire soltanto pagando una sconosciuta che si addormenti al suo fianco, a cucchiaio. È una
ragazzina che vuole diventare invisibile per non essere obbligata a diventare donna: nascosta nella 128
rossa del papà, scompare fondendosi con il tessuto irrespirabile della tappezzeria d’estate. Ognuno dei
dodici racconti di Marilena Votta è un piccolo diastema attraverso il quale è possibile scorgere ciò che è
nascosto, ricordi offuscati dalla rimozione dell’infanzia, bellezze troppo a lungo coperte con la mano, per
pudore.


RECENSIONE


Il diastema è quella piccola fessura che si può andare a creare in bocca tra due denti vicini, molto spesso tra
i due incisivi. Ce l’avevo anche io, da piccola.
Per questo motivo, probabilmente, ho deciso di leggere questo scritto, per la vicinanza che ho percepito tra
me e il suo titolo.
Ed, effettivamente, “Diastema” è proprio un… diastema.
Come lo spazio tra i due incisivi, la piccola fenditura che si affaccia sul mondo esterno, questa breve
raccolta di racconti osserva le vite delle persone da una finestrella. Le scruta, senza interferire,
mimetizzandosi, limitandosi ad osservare.

“Diastema” è composto da 12 racconti, per un totale di 100 pagine. L’ho voluto leggere molto lentamente,
e questo libro mi ha accompagnato per quattro sere.
Farmi parere su quanto letto è stato più complesso: mi ci sono volute circa una settimana e una rilettura
per raccogliere le idee e scriverne la recensione.
Alla fine, sono giunta alla conclusione che io e “Diastema” non siamo compatibili.
L’idea di accarezzare lievemente la vita di alcuni estranei (una donna che riesce ad addormentarsi
solamente se al suo fianco c’è una sconosciuta precedentemente pagata per dormire con lei, una ragazza,
d’estate, alle prese con il primo bacio, due ragazzi e un rituale per tenere imprigionati gli spiriti) mi è
piaciuta moltissimo; mi sono immersa per un attimo all’interno dei ricordi, delle paure, dei dolori e desideri
di ciascuno di loro, ritrovandomi rinchiusa nella spirale delle loro emozioni.

La scrittura dell’autrice, poi, è veramente sublime. Semplice ma poetica allo stesso tempo, delicata e
leggiadra, ma forte e decisa. È una penna che non annoia: non ci esorta a continuare la lettura, a divorare le
righe, ma ci prende per mano e cammina insieme a noi. Ci si ferma accanto se abbiamo bisogno di qualche
istante per riflettere, rispetta i nostri tempi, riprende ad avanzare solo nel momento in cui il lettore è
pronto a proseguire.
Solo che… “Diastema” è un diastema, lo ripeto. Una finestra, uno spioncino.
Come se mi affacciassi sul balcone di casa e osservassi la gente passare: magari vedrei una signora con il
cappello che passeggia con il cane, due ragazzini che si rincorrono in bicicletta, un uomo in macchina che
parla al telefono concitato mentre guida. Brevissimi sprazzi di vita, che forse, lì per lì, mi potrebbero
sorprendere: potrei rimanere affascinata dalla maniera in cui quei due ragazzi impennano con la loro bici,
dal bellissimo pelo di quel cane, potrei arrabbiarmi perché, così facendo, quell’uomo in macchina potrebbe
mettere in pericolo la vita altrui. Ma questo è: una volta rientrata in casa e chiusa la finestra, quelle quattro
vite che ho conosciuto per così poco svaniscono dalla mia memoria. Non si è trattata di un’esperienza
intensa, il nostro incontro non mi ha spinta a riflettere, non ne ho tratto alcun insegnamento.
Così, per me, è stato “Diastema”: affacciarsi e guardare fuori per qualche minuto.

Una volta terminato, non è mi è rimasto nulla.
Non sto affatto dicendo che sia colpa dell’autrice: anzi, come detto, sono rimasta affascinata dalla sua
scrittura.
Solo che… “Diastema” non è il libro adatto a me, proprio come io non solo la lettrice adatta per “Diastema”.
Credo che per leggere questa raccolta di racconti ci voglia una sensibilità diversa da quella che posseggo io.
Che non vuol dire né migliore, né peggiore. Solamente differente.
Se vi piace l’idea di aprire quella finestra e scrutare il mondo per qualche breve attimo, allora sì, siete i
lettori giusti per “Diastema”.
Se, invece, guardarlo dall’esterno non è sufficiente per voi, forse no, “Diastema” non fa per voi.

Voto finale: 2


Ringrazio la casa editrice per avermi fornito la copia del libro.

Classificazione: 2 su 5.

Articolo scritto da Federica Franca per @la_biblioteca_di_Stefania

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