Cari Lettori buona domenica!

Torno con l’editoriale della domenica, oggi parliamo di un argomento che ultimamente mi sta facendo pensare molto: dove tutti sanno fare tutto io vorrei non sapere fare niente. Detto così potreste non capire a cosa mi riferisco, ma vi assicuro che questo è un tema da approfondire.

Mi auto-proclamo Queen di questo argomento:

Il punto di riferimento di questo articolo sono principalmente i social network (Instagram in particolare), luoghi pensati come arena sociale, piazza e punto di incontro tra persone separate da lunghe distanze e che con il tempo si sono trasformati in vetrine dove prevale la mercificazione di se, della propria sfera privata. SO che state pensando “ma da che pulpito? Usi anche tu i social come vetrina per la letteratura e per i libri”, ma vi assicuro che non sono incoerente.

Non mi sento di essere contro i social network e il mondo di internet, ma ultimamente mi sento schiacciata da coloro i quali li abitano. Mi spiego meglio.

Instagram, sei lunghi anni fa, era una piattaforma carina dove si pubblicavano per lo più foto (di scarsa qualità), fatte a caso e riguardanti momenti di vita quotidiana. L’obiettivo del profilo Instagram era quello di portare un pezzettino di quotidianità e condividerlo con i propri amici stretti. Se dovessi guardare i miei primi post su Instagram mi accorgerei subito di come il mio modo di usare questo social sia cambiato. Instagram era condivisione di momenti.

Instagram, oggi, è diventato una vetrina nella quale prevale il mettersi in mostra a tutti costi, un luogo dove se non hai un feed armonico o delle foto fatte con un samsung del 2016 sei sfigato o come direbbero gli esperti “Non sei nel target”. Instagram è diventato una corsa alla fama, se hai una pagina con più di 10k diventi automaticamente lo spazio pubblicitario di Canale 5, le tue storie sono per il 40% di cose inutili e episodi strani e il 60% di Swipe-Up. Si sponsorizzano anche i mazzi di fiori che ti arrivano a casa in poche ore e che hanno la ricettina magica per durare mesi (ma ci siamo dimenticati del fioraio sotto casa? Abbiamo davvero bisogno dell’Amazon dei fiori?).

MA e mi permetto di dirlo in maiuscolo, MA… oltre alle sponsorizzazioni e alla pubblicità continua di cose di cui fondamentalmente potremmo non avere bisogno, andiamo al succo di questo articolo. Per farlo è opportuno scomporre il titolo in due parti.

In un mondo dove tutti sanno fare tutto“: già, perché su Instagram siamo tutti esperti di qualcosa e ci teniamo a informare gli altri che lo sappiamo fare. Siamo HR solo perché seguiamo FabianaManager, siamo Social Media Manager perché seguiamo la pagina di turno che ci dice quando è opportuno pubblicare, siamo esperti imprenditori con un fatturato a quattro zeri solo perché abbiamo aderito e siamo diventati capo gruppo FitLine o Yves Rocher. Ma la cosa peggiore e che lo dobbiamo scrivere nella Bio, perché se non hai la tua professione in bio o se non metti “Bocconi Student” non sei nessuno. Non c’è più il commesso ma c’è lo “shop Assistant”, non c’è più l’estetista, ma c’è la MUA… vi chiederete: perché? Perché fa figo. Tutta questa professionalità che mettiamo in mostra su Instagram è però, molto spesso, una maschera che ha lo scopo di dimostrare che nella vita qualcosa la sappiamo fare.

Tutti sanno fare tutto” , ma mi chiedo: lo sanno fare bene? Si millanta una formazione continua, un background di competenze uniche, ma poi nello specifico ci troviamo a fare i conti con un copia incolla di cose. Queste competenze molto spesso sono frutto di una semplice lettura a un manuale o una visione di qualche video su YouTube. Il mondo del lavoro è quindi diviso tra “chi sa fare” e chi “Dice di saper fare”.

A questo punto vi chiederete: A me cosa cambia?

Tutto.

Perché il ragazzo che ha studiato, fatto gavetta e lavorato sodo chiederà un compenso adeguato alle proprie capacità. Il professionista da bio di Instagram chiederà un prezzo basso per i suoi servizi dato che non ha dovuto nemmeno sudare sui libri o dovuto fare gavetta, ma ha una buona vetrina su Instagram costruita su quelle parole e immagini scopiazzate da pagine internazionali. Non parlo a vanvera, ho le prove di ciò.

Queste persone portano a svalutare determinate professioni, SI.

“Tutti sanno fare tutto”, oltre alle professioni, tutti sono esperti di politica, di cucina, di letteratura, di social, di internet, della pace nel mondo, di vaccini, di affari esteri, di tutto e di più… Ma non solo “tutti sanno fare tutto”, tutti sottolineano di saper fare e di avere una cultura tale da avere voce in capitolo.

Andiamo ora ad analizzare la seconda parte del titolo: “Io vorrei non sapere fare niente

Una volta era risaputo che “meno cose sai fare più la tua vita sarà tranquilla e nessuno può venire a chiederti nulla”. Nel mondo di Instagram però, se non sai fare niente o se non ti metti in vetrina automaticamente hai qualcosa che ti manca. Ti laurei ma non lo metti su Instagram? Non ti sei mai laureato. Studi ma non fai la foto di rito con i libri e con la dicitura “Study”? Non fai niente. Lavori ma non fai la storia alle 7:00 di mattina con scritto “work”? Non lavori.

Non siamo più liberi di non saper fare, di non mostrare perché siamo costantemente sotto indagine.

In un mondo in cui siamo bombardati da chi “sa fare tutto”, ci sentiamo in difetto anche solo se non mostriamo quello che stiamo facendo. Siamo combattuti tra il salvaguardare le nostre passioni dall’occhio altrui o metterlo in vetrina per far capire che in questo mondo qualcosa la sappiamo fare anche noi.

Io dopo un lungo periodo ho deciso di mostrare solo quello che mi va, tornando alle origini e dimenticandomi di Instagram come vetrina o curriculum personale. Non mi va di mettermi a disposizione degli altri gratuitamente dopo aver studiato. Continuerò ad alimentare questo blog e la pagina Instagram semplicemente perché mi va, ma non userà mai più i social per mercificare me stessa.

Io non voglio saper fare niente, non voglio acquisire nuove competenze soltanto perché nascono nuovi trend da seguire. Io non voglio saper far niente agli occhi di Instagram perché tutto ciò che so e che so fare lo so benissimo e non voglio condividerlo perché un professionista non lo si vede dal profilo Instagram, perché non ho bisogno di far vedere i miei sforzi per conquistare qualcosa. Voglio tornare a valorizzare il mio privato, gli istanti e le cose che un tempo, prima di tutto questo. erano solo mie.

Articolo un pò lungo, mi dispiace se sono stata pesante o logorroica, ma per fortuna ho questa bellissima piattaforma a disposizione dove posso parlare liberamente di tutto.

Grazie a tutti per essere arrivati fin qui.

Con affetto, Stefania.

Vietata la riproduzione ©

Una tantum
Mensile
Annuale

Fai una donazione una tantum

Fai una donazione mensilmente

Fai una donazione annualmente

Scegli un importo

€1,00
€1,50
€2,00
€1,00
€2,00
€5,00
€5,00
€15,00
€20,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...